Ironica, visiva e pensata per i veri addicted di bellezza involontaria

Ci siamo passati tutti.
Quella persona che dice: “Io il design non lo capisco, non mi interessa”… e poi scatta una foto a un cartello arrugginito, a una tazzina scheggiata sulla mensola giusta, a un neon storto in un sottopassaggio.
Benvenuti nel club dei cultori inconsapevoli del design.

Questa è la guida definitiva per chi dice di odiare il design, ma non può fare a meno di fotografarlo, salvarlo, postarlo.
Per chi trova più fascino in una scala antincendio che in una sedia Vitra.
Per chi non sa distinguere l’arco Tudor da quello a tutto sesto, ma ha un intero album intitolato “porte bellissime”.


1. Se lo fotografi, lo stai già amando (anche se fai finta di no)

Il design non è solo quello che trovi nei musei o nei flagship store con gente in total black. È ovunque. È:

  • Il carrello della spesa con le ruote rosse
  • L’insegna scolorita del bar “Sport”
  • La mattonella irregolare del bagno della zia

“Il design è come la poesia: quando lo noti, vuol dire che ti ha già colpito.”
Qualsiasi fotografo urbano con 6K follower e un iPhone 12 rotto


2. Estetica involontaria: il vero tesoro urbano

Ci sono cose che non dovrebbero essere belle, ma lo sono.
Non sono state pensate da un art director. Nessuno le ha mai progettate per piacere a qualcuno. Eppure ti fermano. Ti costringono a fotografarle.

Benvenuto nel mondo dell’estetica involontaria.

Esempi reali?

  • I distributori automatici giapponesi di ramen, con i tasti in verticale
  • Le etichette tipograficamente disastrose dei solventi per unghie
  • Le saracinesche dipinte male ma con un’estetica grunge che Banksy scansati

“Non è bello, è meglio.”
Detto popolare nei commenti a certe foto su Pinterest


3. Manuale semiserio per riconoscere il design anche se lo detesti

Se vuoi negare il tuo amore per il design ma continuare a fotografarlo, ti servono delle regole invisibili.
Ecco una piccola guida pratica per mimetizzarti:

  • 📷 Chiama tutto “texture”: anche se è solo ruggine o muffa
  • 👀 Fingi di cercare la luce: ma stai solo inquadrando un comodino brutalista
  • 📁 Crea cartelle con nomi come “cose rotte” o “cose squadrate”
  • 🗣️ Dì: “mi piace il contrasto” anche se ti sei emozionato per un tombino

4. I migliori posti dove ODIARE il design e trovarne a palate

Ti serve ispirazione che non sembri ispirazione? Ecco dove andare:

  • Stazioni ferroviarie italiane minori
    Design modernista decadente, lettering vintage, cartelloni che sembrano poster glitchati.
  • Mercatini dell’usato improvvisati
    Trovi il design industriale che non sapevi di amare: bottiglie, sedie scolastiche, barattoli pre-RAEE.
  • Zone artigianali degli anni ’80
    Facciate in cemento, insegne serigrafate, serramenti con infissi color sabbia. Delirio visivo perfetto.
  • Edicole dismesse e pompe di benzina chiuse
    Design fantasma con mood “apocalisse da provincia”. Pinterest lo chiama post-industrial decay.

5. Cose che non sembrano design ma lo sono (e tu le ami)

Hai mai scattato una foto a uno di questi?

  • Il banco frigo vuoto al supermercato
  • Il riflesso di un’insegna rotta su una pozzanghera
  • La griglia di aerazione di un vecchio condizionatore
  • Il carrello del saldatore parcheggiato nel posto giusto al momento giusto

“Se ti emozioni per una panchina arrugginita, sei uno di noi.”


6. L’estetica della negazione (ovvero: smetti di combatterla)

Dire “non mi piace il design” mentre curi l’inquadratura di una porta azzurra con parete arancione dietro è come dire “odio la musica commerciale” mentre canticchi Dua Lipa sotto la doccia.

Smettila di combattere.
Il design è ovunque, e spesso quello più interessante è quello che non vuole piacere a nessuno.
È l’estetica della negazione.
Quella che non si vende nei concept store, ma si installa nella tua retina senza permesso.


Link utili per i finti hater (che in realtà sono designer latenti)

Manuale per scovare il design ovunque – Fuoridesign

@accidentallywesanderson su Instagram

Pinterest: Estetica involontaria

Brutti ma belli – profilo IG italiano

Sublime Spaces su Are.na


Redazione Fuoridesign

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