
Nel mondo del design contemporaneo, pochi oggetti raccontano l’evoluzione dell’estetica applicata alla performance quanto le racchette da tennis.
Strumento tecnico per eccellenza, la racchetta è diventata nel tempo un simbolo di identità visiva, innovazione ingegneristica e comunicazione di marca. Se il tennis continua a essere uno degli sport più popolari al mondo, è anche grazie alla capacità delle aziende di racchette di rinnovarsi costantemente attraverso un linguaggio visivo potente e riconoscibile.
Oggi, quando si parla di design delle racchette da tennis, ci si riferisce a un complesso equilibrio tra forma e funzione. Non si tratta solo di scegliere il colore del telaio o il pattern grafico che lo decora, ma di disegnare un oggetto che sia in grado di unire ergonomia, resistenza, aerodinamica e identità visiva. Il tutto in un panorama altamente competitivo, dove ogni dettaglio è pensato per conquistare sia i professionisti che gli appassionati.
Negli ultimi anni, i brand più noti del settore come Wilson, Babolat, Head, Yonex e Tecnifibre hanno collaborato con studi di design, designer indipendenti e persino artisti per dare vita a racchette che fossero non solo performanti, ma anche emozionalmente coinvolgenti. Alcuni modelli sono diventati veri e propri oggetti da collezione, capaci di entrare nell’immaginario collettivo non solo per le vittorie ottenute sul campo, ma anche per il loro impatto visivo.
Un esempio perfetto è la Wilson Pro Staff RF97 Autograph, sviluppata in collaborazione con Roger Federer, dove il nero opaco, l’assenza di elementi grafici invasivi e il minimalismo assoluto creano un’aura di eleganza e potenza silenziosa. Qui, il design diventa narrazione: la racchetta non parla solo di performance, ma di carisma, controllo, e padronanza del tempo.
▌“Il design è il punto d’incontro tra funzione e significato.” – Dieter Rams
Questa visione si applica perfettamente alle racchette da tennis di ultima generazione, dove la superficie, le texture e i materiali sono scelti non solo per migliorare il gioco, ma anche per trasmettere valori come potenza, velocità, precisione, grinta.
L’uso di fibre di carbonio intelligenti, l’integrazione con sensori digitali, le scelte cromatiche ispirate al mondo del fashion e del visual storytelling sono solo alcune delle tendenze che stanno trasformando la racchetta in un oggetto design-driven. La Babolat Pure Aero, ad esempio, ha collaborato con il team di connected design di Roland-Garros per sviluppare edizioni speciali capaci di fondere heritage e tecnologia in un’estetica accattivante.
Nel mondo del design, tutto è comunicazione. E anche le racchette da tennis parlano. Parlano attraverso il packaging, la fotografia di prodotto, le animazioni 3D, i video pubblicitari e i rendering iperrealistici che animano i lanci sui social media. Proprio come nel product design digitale, la racchetta è pensata per vivere sia offline che online, attraverso un’esperienza utente immersiva e coordinata.
Alcuni insight interessanti emergono anche dalle analisi di trend su piattaforme come Behance o Dezeen, dove si osserva come il design sportivo stia sempre più contaminandosi con l’estetica dei prodotti consumer tech, della moda e della grafica editoriale. La grafica delle corde, i dettagli testurizzati del grip, il logo posizionato con cura chirurgica sul telaio: tutto è branding. E tutto è storytelling visivo.
Nel mondo della produzione video e dei contenuti sportivi, le racchette diventano anche oggetti scenici. Ogni inquadratura di una partita, ogni spot o docu-series ne mette in luce le scelte di design. I designer ne conoscono bene il potenziale: un dettaglio ben progettato può trasformarsi in un’icona. Pensiamo alla celebre livrea gialla e nera della Babolat Pure Drive, o al blu satinato della Yonex VCORE.
Il design delle racchette è inoltre influenzato dai progressi della tecnologia digitale. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, alcuni produttori hanno iniziato a sperimentare simulazioni predittive per capire come si comporterà un nuovo design sul campo prima ancora di realizzarlo fisicamente. Questo approccio apre a scenari inediti, in cui i modelli 3D, i dati biometrici degli atleti e gli algoritmi di machine learning diventano strumenti quotidiani di progettazione.
▌“L’intelligenza artificiale è la nuova frontiera anche nel design sportivo: ci permette di prototipare emozioni, non solo oggetti.” – Yves Béhar, designer industriale
Questo tipo di innovazione impatta profondamente anche sul modo in cui si comunica il prodotto. I siti web dei produttori integrano esperienze interattive, video immersivi e simulazioni in realtà aumentata per coinvolgere l’utente in una vera brand experience. Il design non è più solo quello della racchetta fisica, ma quello del percorso emotivo e digitale che la circonda.
Chi si occupa di grafica, branding o art direction può trovare spunti preziosi nella progettazione di questi oggetti, per comprendere come design e sport possano contaminarsi, generando prodotti che sono al tempo stesso funzionali, emozionali e altamente riconoscibili. Le racchette diventano manifesto di uno stile di gioco, ma anche di uno stile di pensiero.
Tra le curiosità più interessanti, c’è l’uso di algoritmi generativi nella decorazione delle racchette, testato da alcuni team R&D europei. Si parte da input come lo stile di gioco, la velocità del braccio e il profilo tecnico del tennista per creare pattern visivi personalizzati. Una logica affine a quella del parametric design utilizzato in architettura o nell’interior design.
L’evoluzione futura potrebbe vedere l’introduzione di materiali intelligenti, superfici autorigeneranti, sensori biometrici integrati nel manico e racchette capaci di inviare dati in tempo reale agli smartwatch. In questa direzione, la collaborazione tra designers, ingegneri, data scientist e brand strategist sarà sempre più cruciale per costruire oggetti capaci di interpretare i desideri degli sportivi e dei creativi.
In definitiva, il design delle racchette da tennis è un ambito sorprendentemente fertile per chi si occupa di visual culture. Perché ogni dettaglio conta, ogni forma ha una funzione, ogni texture racconta una storia. E perché il campo da tennis è, in fondo, anche un set. Un set dove si gioca, si comunica, si crea.
Redazione Fuoridesign





Lascia un commento